C’è un gesto che appartiene alla lettura da sempre: aprire un libro. Prenderlo tra le mani, cercare il punto in cui lo avevamo lasciato, ritrovare una frase, tornare indietro di qualche pagina perché qualcosa improvvisamente assume un significato diverso. È un gesto talmente familiare che difficilmente ci domandiamo quanto faccia parte dell’esperienza stessa della lettura.

Poi è arrivato l’audiolibro. Il libro non si apre più. Si ascolta. La pagina diventa voce, il segnalibro diventa una barra di avanzamento e il silenzio nel quale normalmente immaginiamo i personaggi viene occupato dalla voce di qualcun altro. È meglio? È peggio? Probabilmente è la domanda sbagliata. Forse dovremmo semplicemente osservare il famoso bicchiere e decidere se vogliamo considerarlo mezzo pieno oppure mezzo vuoto.

Il primo vantaggio dell’audiolibro: restituisce tempo alla lettura. Possiamo ascoltare un romanzo mentre camminiamo, quando siamo sul tram o in metropolitana o quando stiamo cucinando o svolgiamo tutte quelle attività quotidiane che renderebbero impossibile tenere un libro tra le mani. Momenti che normalmente non potrebbero essere dedicati alla lettura diventano improvvisamente tempo narrativo. Ed è una trasformazione tutt’altro che secondaria. Quante volte abbiamo pronunciato la frase: “Vorrei leggere di più, ma non ho tempo”? L’audiolibro offre questa possibilità. Non crea nuove ore durante l’arco della giornata ma permette di utilizzare diversamente quelle che abbiamo già.

Un bravo narratore non si limita a leggere ma interpreta. Una pausa leggermente più lunga, un’esitazione, una parola pronunciata sottovoce, un’improvvisa accelerazione possono modificare completamente la percezione di una scena. Pensiamo ad un thriller. Un personaggio entra lentamente in una casa apparentemente vuota. Il lettore sa che qualcosa non va, anche se ancora non sa cosa. Sulla pagina sono la costruzione delle frasi, la punteggiatura e la nostra immaginazione a determinare il ritmo. Nell’audiolibro entra in gioco un altro elemento: il silenzio. Una pausa di due secondi prima della frase successiva può diventare parte della suspense. Nel giallo, nel thriller e nel noir questa componente può essere straordinariamente efficace. La voce può rendere inquietante una frase apparentemente innocua, dare personalità immediata a un personaggio e trasformare un dialogo in qualcosa di molto vicino a una rappresentazione teatrale.

Ed è qui che il bicchiere incomincia a girarsi.

Immaginiamo di leggere una semplicissima frase: << Non sono stato io.>>

Sulla pagina non esiste la voce. Esiste quella che costruiamo noi. Possiamo immaginare il personaggio impaurito, oppure arrogante oppure potrebbe mentire ma potrebbe anche dire la verità. È il lettore a decidere, almeno fino a quando l’autore non fornisce altri elementi. Adesso facciamo pronunciare la stessa frase a un attore. L’intonazione inevitabilmente suggerirà qualcosa. Ed ecco il paradosso. La voce che rende l’audiolibro così affascinante è anche quella che sottrae al lettore una piccola parte della propria libertà interpretativa.

Non necessariamente è un difetto. È semplicemente un’esperienza diversa. Nel libro la voce nasce dentro di noi. Nell’audiolibro arriva dall’esterno.

Esiste infine un utilizzo dell’audio del quale si parla forse troppo poco. Ascoltare ciò che abbiamo scritto. Leggere mentalmente un nostro testo può ingannarci. Conosciamo già le frasi, sappiamo dove vogliamo arrivare e spesso il cervello corregge automaticamente piccoli problemi. Quando quelle stesse parole vengono pronunciate, invece, qualcosa cambia. Una frase troppo lunga diventa evidente. Una ripetizione inizia a dare un certo disturbo. Un periodo che sulla pagina risulta elegante diventa faticoso.

Per questo l’audiolibro non rappresenta soltanto un nuovo modo di leggere ma l’impresa di sostituire il libro cartaceo sarà molto dura.

Continuare a contrapporre libro e audiolibro rischia di farci perdere il punto più interessante. Il libro offre controllo, concentrazione, libertà interpretativa e un rapporto profondamente personale con la parola scritta. L’audiolibro offre libertà pratica, accessibilità, interpretazione, ritmo e una dimensione sonora capace di trasformare l’esperienza narrativa. Il primo chiede di fermarci, il secondo può accompagnarci mentre facciamo altro. Non stiamo decidendo se una storia sia migliore letta oppure ascoltata ma stiamo decidendo come vogliamo entrarci in questa storia.

Possiamo farlo aprendo una pagina, lasciando che il mondo intorno a noi lentamente scompaia. Oppure possiamo indossare un paio di cuffie, premere play e permettere a una voce di raccontarcelo.

Il bicchiere rimane mezzo pieno e mezzo vuoto, dipende da quale lato scegliamo di guardarlo. E forse per una volta possiamo anche evitare di scegliere.

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Ogni libro nasce due volte: quando qualcuno trova le parole per scriverlo e quando qualcun altro trova il tempo per leggerlo.

Anonimo

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