Oggi, i Promessi Sposi

Questo matrimonio non s’ha da fare (senza SPID): I Promessi Sposi ai tempi dei social e della burocrazia 4.0

Se Alessandro Manzoni dovesse riscrivere oggi I Promessi Sposi, la storia non si svolgerebbe tra il lago di Como, la peste e i lanzichenecchi, ma in un’Italia paralizzata da notifiche push, burocrazia digitale, influencer e crisi occupazionali. Le debolezze e i vizi umani restano identici a quattro secoli fa, cambiano solo i mezzi per complicarsi l’esistenza.

Il fattaccio: Don Abbondio e lo SPID smarrito

Tutto ha inizio la sera del 7 novembre. Don Abbondio, parroco di provincia la cui unica vera vocazione è evitare qualsiasi forma di stress, sta tornando a casa controllando le notifiche sullo smartphone. All’angolo della strada non trova due bravi con le spade, ma due armatissimi bodybuilder in tuta da ginnastica e borsello a tracolla. Sono i tirapiedi di Don Rodrigo, un ricco erede di una PMI tessile locale, noto in paese per girare in SUV con i vetri oscurati e fare il “King” dei privé del territorio.

I due inviano un file audio su WhatsApp a Don Abbondio: “Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani né mai. Capito, don?”. Il sacerdote va subito nel panico. Il giorno dopo, quando Renzo si presenta in canonica, Don Abbondio non usa citazioni latine per depistarlo, ma sfoggia il burocratese informatico moderno: adduce ipotetici “crash dei server dell’Anagrafe Nazionale”, problemi con il portale del Vaticano e l’assenza dello SPID di livello 3.

I due protagonisti: Il Freelance e la Digital Detoxt

Renzo Tramaglino è un giovane filatore di seta convertito alla modernità: fa il social media manager junior a partita IVA e arrotonda come corriere per una piattaforma di delivery. Ragazzo genuino ma fumino, appena intuisce la verità tramite Perpetua (che ha inviato per sbaglio uno screenshot rivelatore nella chat di quartiere), medita vendetta a colpi di recensioni negative su Google Maps e post diffamatori.

Lucia Mondella, invece, è un’anomalia generazionale: rifiuta recisamente di aprire un profilo Instagram, pratica il digital detox e desidera solo un posto fisso da remoto per lavorare in pace. Sua madre Agnese, al contrario, è l’amministratrice di tre gruppi Facebook di notizie locali e condivide continuamente teorie del complotto e notizie non verificate. Il celebre “Addio ai monti” di Lucia oggi non sarebbe una struggente poesia recitata in barca, ma una Story su Instagram di 15 secondi girata dal finestrino di un treno regionale in ritardo, con filtro nostalgia e una traccia indie-pop di sottofondo.

Legali compiacenti e frati nei DM

Per cercare aiuto, Renzo si rivolge all’avvocato Azzecca-garbugli. L’insigne giurista accoglie il giovane nel suo studio saturato di cartellette e notifiche, ma non appena capisce che il torto è stato commesso da Don Rodrigo, blocca Renzo su tutti i canali social e lo espelle dal gruppo Telegram dello studio, per evitare ripercussioni d’immagine.

L’unico punto di riferimento resta Fra Cristoforo, ex frequentatore della Milano da bere redento dopo una rissa terminata male fuori da un locale. Oggi il frate non va a piedi al palazzotto di Don Rodrigo, ma gli invia una serie di vocali da cinque minuti su WhatsApp scagliando anatemi morali e minacciando un “video di denuncia” che diventerebbe immediatamente virale.

La Monaca di Monza: L’Influencer coatta

Separati dagli eventi, Lucia trova rifugio nel convento di Monza. Qui la celebre Gertrude non è una monaca forzata dalla famiglia, ma una ragazza incastrata dai genitori-manager in un contratto vincolante con un’agenzia di talent. Condannata a fare la lifestyle vlogger di successo mentre odia la sua stessa sovraesposizione, sfoga la sua frustrazione in chat private. La sua tragica caduta (“La sventurata rispose”) avviene cedendo ai direct di Egidio, un trapper locale dal curriculum penale piuttosto movimentato.

Tra proteste di piazza e Big Tech

Nel frattempo, Renzo arriva a Milano nel mezzo dei tumulti per il rincaro del pane. Oggi il ragazzo non finisce nella calca davanti ai forni, ma viene travolto da una manifestazione contro il carovita e l’aumento delle consegne a domicilio. Confuso e ingenuo, esprime le sue opinioni in una diretta streaming che accumula centinaia di migliaia di visualizzazioni. Diventato suo malgrado il volto della protesta, viene scambiato dal Questore per un pericoloso sovversivo digitale e si vede costretto a cancellare i profili social e a scappare a Bergamo dal cugino Bortolo, che gli offre un posto al sicuro nel settore dell’IT.

Per rapire Lucia, Don Rodrigo si rivolge all’Innominato: non più un signorotto arroccato in un castello, ma lo spietato fondatore di un fondo di venture capital con sede in Svizzera. Tuttavia, l’Innominato sta attraversando una grave crisi esistenziale da burnout. La sua conversione non avviene dopo una notte d’ansia metafisica, ma dopo un lungo episodio di un podcast Spotify condotto dal Cardinale Federigo Borromeo, noto saggista e divulgatore etico. L’Innominato decide così di sciogliere la sua società, liberare Lucia e destinare i suoi patrimoni a progetti di beneficenza.

Il lieto fine (con autocertificazione)

Invece della peste del 1630, i protagonisti si trovano ad affrontare un nuovo blocco generale della mobilità e la fine della pandemia di Don Rodrigo, che finisce in rovina trafficando in criptovalute fallimentari.

Superati tutti gli ostacoli, Renzo e Lucia tornano al paese. Don Abbondio, pressato dalla curia e dai follower del paese, cede e celebra finalmente il matrimonio, non prima di aver fatto firmare agli sposi tre moduli per la privacy e il consenso al trattamento dei dati personali.

I due sposi si trasferiscono infine nella bergamasca, concludendo la vicenda con la classica riflessione finale: i guai arrivano spesso da soli, ma la capacità di affrontarli migliora notevolmente se si disattiva il Wi-Fi e si impara a vivere con un po’ più di pragmatismo.

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