Ovvero: siamo davvero protagonisti della nostra esistenza o semplici comparse con troppe battute?
Immaginate di svegliarvi una mattina e scoprire che la vostra vita è una sceneggiatura cinematografica. Non una di quelle firmate da un grande regista, intendiamoci. Piuttosto una produzione indipendente, con un budget ridicolo, una trama discutibile e un protagonista che, appena sveglio, ha già voglia di chiedere la sostituzione.
La sveglia suona alle sette.
INT. CAMERA DA LETTO – ALBA
Il protagonista apre un occhio, guarda l’orologio e pronuncia la sua prima battuta: «Ma chi me l’ha fatto fare?».
Una battuta poco originale, d’accordo, ma perfettamente coerente con il personaggio.
La giornata prosegue con una serie di scene che nessuno spettatore pagherebbe per vedere. Il caffè che trabocca, il dentifricio sulla camicia appena stirata, le chiavi dell’auto misteriosamente scomparse. Il tutto accompagnato da una colonna sonora composta prevalentemente da imprecazioni.
Poi arriva il traffico. Un lunghissimo piano sequenza nel quale il protagonista rimane immobile per quarantacinque minuti, mentre gli altri personaggi suonano il clacson senza alcuna apparente motivazione narrativa.
Un capolavoro del cinema neorealista.
In ufficio, invece, si entra direttamente nel genere horror. Il capo compare sulla soglia con un sorriso inquietante e pronuncia la frase più terrificante della cinematografia contemporanea: «Hai cinque minuti?».
A questo punto servirebbe una dissolvenza in nero. Possibilmente definitiva.
Ma la sceneggiatura non concede tregua. C’è la riunione delle undici, quella delle quattordici e, naturalmente, quella delle sedici, convocata per stabilire quando organizzare la prossima riunione.
Un intreccio narrativo talmente complesso che nemmeno Christopher Nolan riuscirebbe a venirne a capo.
E l’amore? L’amore è una commedia romantica scritta da qualcuno che evidentemente non ha mai avuto una relazione stabile.
Lui dice: «Non ho niente».
Lei risponde: «Va bene».
Lo spettatore sa perfettamente che non va bene niente, ma il protagonista, fedele alla propria caratterizzazione di perfetto idiota, decide di cambiare argomento.
Segue una scena madre di circa tre ore, durante la quale vengono riesumati avvenimenti risalenti alla stagione precedente. Con tanto di flashback, testimoni oculari e ricostruzioni dei fatti.
Il vero problema, però, è che nella sceneggiatura della vita non possiamo leggere le pagine successive. Non sappiamo quando arriverà il colpo di scena, chi uscirà di scena senza salutare o quale personaggio secondario finirà per diventare fondamentale.
E soprattutto non possiamo gridare «STOP!» quando qualcuno ci sta rovinando la giornata.
Possiamo, tuttavia, tentare di riscrivere qualche dialogo, cambiare ambientazione, eliminare le comparse moleste e concederci, ogni tanto, una scena improvvisata.
Perché forse la vita non è un film già scritto. È una sceneggiatura in continua revisione, piena di errori, ripensamenti e sequenze che avremmo volentieri tagliato in fase di montaggio.
E se proprio dobbiamo interpretare il ruolo di protagonisti, tanto vale farlo con una certa ironia.
Anche perché, diciamocelo, dopo tutti questi anni di riprese, sarebbe davvero imbarazzante scoprire che il nostro personaggio non aveva capito assolutamente nulla della trama.
DISSOLVENZA IN NERO.
Titoli di coda. Domani si gira di nuovo. E la produzione, come al solito, non ha previsto aumenti di stipendio.

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