Un’occhiata alla scrivania, una sul comodino, e poi la solita, silente certezza: i libri stanno vincendo. Si stanno moltiplicando per gemmazione. Occupano le mensole, scivolano sui sedili delle sedie, formano architetture traballanti sulla sedia dei panni “da riordinare”.
Prima che scatti il senso di colpa, però, c’è una bellissima notizia: non sei una persona disorganizzata o inconcludente. Sei semplicemente un praticante di un’arte secolare.
In Giappone la chiamano Tsundoku. Parola deliziosa nata da un gioco di parole dell’era Meiji, unisce il verbo tsumu (accumulare, impilare) a doku (leggere). Letteralmente: accumulare materiale da lettura per lasciarlo lì.
Attenzione, però. Non va confusa con la bibliomania, che è la compulsione fredda del collezionista di volumi rari da tenere sotto teca. Il tsundoku è qualcosa di immensamente più umano, poetico e — ammettiamolo — deliziosamente comico. È l’atto di entrare in libreria spinti dalle migliori intenzioni del mondo, uscire con tre volumi sotto il braccio, rientrare a casa e appoggiarli con cura sopra la pila di quelli acquistati la settimana prima.
Perché lo facciamo? Per una serie di ottimi motivi psicologici che ci auto-raccontiamo benissimo:
Ottimismo cosmico: Comprare un libro equivale a comprare il tempo per leggerlo. È un atto di fede verso il nostro futuro (“Questo weekend, pioggia o sole, mi isolo dal mondo e lo finisco“). Spoiler: il weekend poi lo passi a fare la spesa, pulire il filtro della lavatrice o guardare documentari sulla ceramica medievale.
L’effetto aura: Avere un libro sul comodino ci rende, per proprietà transitiva, persone leggermente migliori. Solo l’idea che quel saggio sulla fisica quantistica o quel romanzo russo da 800 pagine sia lì, a tre centimetri dal nostro cuscino, ci fa sentire più colti per osmosi.
La biblioteca delle possibilità: Umberto Eco diceva che i libri non letti sono molto più importanti di quelli letti. Una casa piena di volumi intonsi non è il monumento a ciò che sai, ma il promemoria visivo di tutto ciò che hai ancora da scoprire. È una riserva di curiosità.
Quindi, la prossima volta che qualcuno guarderà le tue torri di carta chiedendoti: “Ma li hai letti tutti?”, non giustificarti. Sorridi con la serenità di chi maneggia un’antica disciplina orientale.
Non stai sprecando denaro, stai solo arredando la tua mente con il beneficio dell’inventario. E poi, ammettiamolo: comprare libri e leggerli sono due hobby completamente diversi. E noi, saggiamente, ne coltiviamo due al prezzo di uno.

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