Parlando con Manzoni

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Intervista (fantastica) esclusiva ad Alessandro Manzoni, di ritorno nel 2026 per osservare il nostro tempo tra social media, intelligenza artificiale e la solita, incorreggibile natura umana.

Milano, 2026. L’appuntamento è in via Morone. Don Alessandro ci accoglie con il suo fare composto, la mantella adagiata sullo schienale di una sedia d’epoca e uno smartphone d’ultima generazione appoggiato con sospetto sul tavolo. Sembra in perfetta forma, benché leggermente perplesso dalle notifiche push.

Caro Don Alessandro, benvenuto nel 2026! Come sta impiegando i suoi primi giorni nel nostro secolo?

Con un cospicuo consumo di tisane e molta prudenza, caro lettore. Devo confessarle che la prima cosa che ha attirato la mia attenzione non sono state le automobili o i velivoli, bensì la quantità spaventosa di parole che vi scambiate ogni secondo. Ai miei tempi, per dire a una persona che non la si voleva vedere, si inviava un biglietto elegante dopo tre giorni di ponderazione. Oggi vi mandate dei piccoli simboli colorati… “faccine”, se non vado errato. Una sintesi ammirevole, ancorché un tantino primitiva.

A proposito di scrittura: gli è stato mostrato come funziona l’Intelligenza Artificiale? ChatGPT e i moderni modelli linguistici?

Oh, l’Intelligenza Artificiale! Un prodigio. Basterebbe chiedere: “Traduci questo testo in fiorentino parlato dalle classi colte senza cadere nel plebeismo” e in tre secondi il lavoro di trent’anni sarebbe compiuto! I Promessi Sposi avrebbero avuto cinque edizioni in tre mesi. Tuttavia, c’è un tranello. L’algoritmo scrive con grande scioltezza, sì, ma non ha mai provato il dubbio metodologico né la nevrastenia della revisione. La vera letteratura, temo, risiede proprio nel tormento di cancellare tre righe per salvarne una.

A proposito de I Promessi Sposi, come vede le relazioni sentimentali nell’era delle app d’incontri come Tinder?

Un sistema formidabile per evitare i Don Rodrigo! Immagini la scena: Lucia riceve un messaggio sgradito da un nobile locale, fa uno “swipe left” — si dice così, giusto? — e il blocco è istantaneo. Addio bravi, addio Resegone, addio quarant’anni di sofferenze narrative! Certo, mi domando se il povero Renzo avrebbe avuto successo su queste piattaforme. Come descrizione profilo cosa avrebbe messo? “Giovane filatore di seta, casto, specchiata condotta, incline ai comizi se mal consigliato”. Non so quanti “match” ne sarebbero derivati, ma la Provvidenza, son certo, avrebbe lavorato anche attraverso gli algoritmi.

Se dovesse riscrivere oggi la celebre peste del 1630, come descriverebbe l’epoca delle notizie che abbiamo appena vissuto?

Troverei il materiale già pronto, purtroppo. L’essere umano non cambia: di fronte alla paura cerca sempre gli “untori”. Ai miei tempi erano poveri cristi accusati di unger le porte con intrugli malefici; oggi sono gli opinionisti dei talk show televisivi o i diffusori di teorie strampalate in rete. La dinamica è identica: l’ignoranza unita al panico crea una spaventosa creatività sociale. Cambia il supporto, la credulità resta immutata.

La lingua italiana nel 2026 è piena di anglicismi: feed, call, briefing, followers. Lei che ha fatto la storia della nostra lingua, non sviene?

Svenire? No, la lingua è un corpo vivo, prende acqua da ogni ruscello. Casomai sorrido. Trovo bizzarro che parliate di “briefing” per riunioni che durano tre ore e non concludono nulla, o di “influencer” per indicare persone che svolgono, a ben vedere, la funzione che nel Seicento avevano i banditori di piazza. L’importante non è evitare i vocaboli forestieri, ma usarli con misura e garbo. Certo, sentire dire “ho schedulato una call” provoca un piccolo brivido lungo la colonna vertebrale, ma sopravvivrò.

Un’ultima domanda, Don Alessandro: che consiglio si sente di dare ai lettori e agli scrittori del 2026?

Di non avere fretta. Vivete in un tempo in cui tutto deve essere immediato, istantaneo, “virale”. Ma le cose migliori — il buon vino, le decisioni sagge, la giustizia e i romanzi destinati a durare — richiedono tempo, riflessione e un sano pizzico di autoironia. E soprattutto: ricordatevi che, per quanto avanzata sia la vostra tecnologia, l’animo umano continuerà sempre a impigliarsi nei soliti, meravigliosi, inevitabili guai.

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