E comunque, cara, ho scelto io di comprare questi biscotti

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È la frase che pronunciate fieri in cucina mentre sgranocchiate un frollino al cioccolato alle undici di sera. Sentite quel retrogusto di sovranità personale? Quella sensazione vibrante di essere i padroni assoluti del vostro destino? Ecco, godetevela. Perché, secondo un numero spiacevolmente alto di neuroscienziati, fisici e filosofi contemporanei, quella decisione non l’avete presa voi. L’ha presa una complessa cascata di sinapsi, influenzata dal vostro livello di zucchero nel sangue, dalla pubblicità vista quattro giorni fa e, probabilmente, da quello che ha mangiato vostra nonna nel 1968.

Benvenuti nel magico mondo del Libero Arbitrio: l’illusione più confortevole e meglio confezionata dell’umanità, subito dopo la convinzione che la pianta d’appartamento dell’IKEA questa volta sopravviverà.

Il cervello lavora alle vostre spalle

Il primo vero guastafeste della festa fu Benjamin Libet negli anni ’80. Con un esperimento diventato leggendario, Libet attaccò degli elettrodi alla testa di alcuni volontari e chiese loro di muovere un dito quando ne avevano voglia. Risultato? Il cervello decideva di muovere il dito fino a mezzo secondo prima che la persona fosse consapevole di averlo deciso.

In pratica, la vostra mente è come quel collega di lavoro che fa tutto il progetto in segreto, lo invia al capo e poi vi manda un’e-mail con scritto: “Ehi, che ne dici se facciamo così?”. Voi credete di essere i direttori d’orchestra, ma in realtà siete solo il pubblico che applaude a fine serata, convinto di aver diretto la sinfonia.

Universo determinista o caos quantistico?

Per spiegare il libero arbitrio, la scienza si divide generalmente in due grandi correnti, entrambe deliziosamente rassicuranti quanto un gatto nero che vi taglia la strada:

Il Determinismo: L’universo è un’imponente serie di domini. Dalla nascita del Big Bang, ogni singola causa provoca un effetto. Se conoscessimo la posizione di ogni atomo dell’universo, potremmo calcolare se tra dieci anni ordinerete una pizza margherita o una capricciosa. Voi pensate di aver tentennato sul menù, ma gli atomi avevano già deciso per la margherita 13,8 miliardi di anni fa.

La Meccanica Quantistica: “Alt!”, dicono i fisici quantistici, “L’universo è probabilistico e casuale!”. Bene, grandioso. Quindi le opzioni sono due: o le nostre azioni sono predeterminate fin dall’inizio dei tempi, oppure sono il frutto del caso quantistico. In entrambi i casi, la vostra “volontà” ha la stessa rilevanza di una foglia morta nel ciclone.

Perché continuiamo a crederci?

A questo punto la domanda sorge spontanea: se siamo solo sofisticati biocomputer programmati da geni, biologia e condizionamenti sociali, perché continuiamo a sentirci così incredibilmente liberi?

Per pura sopravvivenza. Immaginate un mondo in cui tutti accettassero al 100% l’assenza di libero arbitrio.

“Signor giudice, non ho rubato io quella macchina, sono state le mie vescicole presinaptiche a rilasciare troppa dopamina!”

“Amore, non volevo dimenticare il nostro anniversario, incolpa la fisica quantistica!”

La società crollerebbe in circa dodici minuti. Abbiamo bisogno di credere nel libero arbitrio per un motivo semplicissimo: la responsabilità. Senza libero arbitrio non ci sono meriti, non ci sono colpe, non ci sono premi Nobel e, soprattutto, non c’è nessuno da sgridare quando qualcuno lascia il tubetto del dentifricio aperto.

La scappatoia del veto

Fortunatamente, lo stesso Libet ci ha lasciato una piccola consolazione. Anche se il nostro cervello inconscio prepara l’azione prima di noi, la nostra mente cosciente conserva una sorta di “potere di veto”. Non siamo noi ad avviare l’impulso, ma possiamo bloccarlo.

Quindi, forse non abbiamo un vero Libero Arbitrio, ma abbiamo un ottimo “Libero No”. È la capacità tutta umana di guardare quel secondo frollino al cioccolato, sentire l’impulso primordiale di inghiottirlo, e dire: “No, stasera no”. (Sia chiaro, poi lo mangeremo comunque, ma almeno abbiamo esercitato il diritto di pensarci).

E quindi?

La prossima volta che vi trovate a prendere una decisione importante — cambiare carriera, sposarvi o scegliere quale serie Netflix guardare per le prossime tre ore — non vi angustiate troppo. Se le cose vanno bene, il merito è del vostro brillante cervello. Se vanno male, potete sempre dare la colpa al Big Bang.

In fondo, non avevate scelta.

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